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Le abbuffate di Tik Tok tra i giovani

Quarantena da Coronavirus e abbuffate di Tik Tok tra i giovani: pro e contro

Nelle ultime settimane, a causa dell’emergenza coronavirus, milioni di famiglie e di giovani si sono ritrovati a dover stare in casa e a vivere una “nuova” convivenza forzata. Questo sicuramente ha degli effetti sugli equilibri familiari e sulla gestione della giornata dei giovani e degli adulti, che si sperimentano in nuove attività per trascorrere le giornate in modo più spensierato e provano a superare le paure e preoccupazioni del momento.

Tra le diverse attività, vi è sicuramente un aumento dell’uso dei social network e tra questi c’è sicuramente l’ormai popolarissima applicazione “Tik Tok” (https://www.tiktok.com/it/).

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Quest’ultima frontiera dei social network nasce in Cina, intorno al 2016, e conta ad oggi più di 500 mila utenti che, una volta iscritti, possono creare e postare brevi video dai 15 ai 60 secondi, con effetti e adesivi di vario genere. Una volta caricato il video, l’utente può decidere se consentire la visione al solo gruppo di amici, oppure a tutto il popolo di Internet, scegliendo anche se consentire ai visualizzatori (viewer) di poter lasciare commenti e reazioni.

Come detto in precedenza, in questo periodo di “sedentarietà forzata”, l’uso di queste tipologie di social è sicuramente in aumento. Sono soprattutto adolescenti, e talvolta anche bambini, a dilettarsi in numerosi video casalinghi fatti di scherzi, giochi e balli, atti a combattere una noia alla quale le nuove generazioni non sono più abituate.

Tuttavia alcune domande sorgono spontanee a genitori ed educatori.

Tik Tok è un social adatto agli adolescenti?

La risposta a questa domanda è sicuramente complessa e richiederebbe un’attenta e lunga disamina che, però, si può provare a sintetizzare. Tik Tok, infatti, come molti altri social network, presenta una serie di fattori desiderabili e altri meno.

Queste tipologie di social, nelle quali giovani e giovanissimi si apprestano a pubblicizzare e spettacolarizzare la propria immagine, conduce, a mio parere, all’esaltazione di valori narcisisti ed egocentrici. Questi rischiano di confondere i processi di costruzione di sé e della propria identità con la pubblicità della propria immagine e la conseguente approvazione della stessa mediante like e commenti.

Questo “gioco” dell’esibizione di sé, a volte in termini anche sessualizzati, può quindi condurre ad un’idealizzazione di aspetti prettamente materiali, fisici e consumistici, a dispetto di valori e ideali costruiti in modalità più riflessive.

Una significativa esposizione a tali contenuti in età di sviluppo, potrebbe quindi minare un contatto più autentico con gli aspetti di sé nascenti ed interferire e/o distogliere i giovani dal compimento dei propri processi maturativi.

I rischi nell’imitazione degli atteggiamenti

L’esposizione a linguaggi, comportamenti e atteggiamenti discutibili può quindi costituire un modello di crescita poco funzionale, sopratutto se si considera l’aspetto imitativo. La frequente visione di svariate condotte dei propri amici e coetanei può, inoltre, facilitare la loro riproduzione, con il rischio di esporre alcuni ragazzi alla messa in atto di comportamenti poco funzionali o sicuri per se stessi e gli altri.

Ciò nonostante, come si usa gergalmente dire, “non tutto è da buttare”. Tik Tok, come altri social, infatti, offre l’opportunità di collegare mondi lontani tra loro e di poter condividere anche aspetti positivi della quotidianità. In questo momento di vincolo alla residenzialità, i video degli utenti iscritti possono, difatti, fornire anche degli utili spunti su innocui giochi o scherzi da poter fare in famiglia, così da creare e ritrovare una serenità e spensieratezza non attesa e scontata, soprattutto in questo periodo.

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All’interno del Social, ci si può imbattere anche in video di personaggi famosi nel mondo giovanile che, essendo anch’essi in quarantena, mostrano una vita non dissimile dalla propria, fatta magari di canti, balli e impasti di torte e pizze. Questi, apparendo meno irraggiungibili, possono quindi funzionare da modello positivo per i ragazzi, sottolineando, ad esempio, l’importanza dell’ #iorestoacasa e la piacevolezza che può derivare dallo sperimentarsi e dal condividere anche cose più “semplici”

Come trovare il giusto equilibrio

Il punto della questione, in questo senso, non penso sia solo da ricondursi alla concessione/negazione o quantità di uso di queste tipologie di social, ma, piuttosto, allo sviluppo di un uso consapevole. È quindi forse utile che il mondo adulto per primo si interroghi su come supportare i ragazzi, privilegiando l’ascolto e il dialogo ad un precoce giudizio, cercando quindi di comprendere cosa viene espresso e ricercato nel mondo dei social.

Questo credo sia, difatti, un’utile base per aiutare i ragazzi a sviluppare un pensiero critico e riflessivo, che vada oltre i “15-60 secondi” e del “posto quindi esisto”, sostenendoli così nella crescita verso l’età adulta.

Antonio Salerno

Antonio Salerno

Psicologo, specializzando in Psicoterapia dell'adolescente e del giovane adulto. Ha seguito formazione sulla valutazione psicodiagnostica di adolescenti e adulti.
Oltre alla pratica privata, si occupa di integrazione e prevenzione del disagio in ambito scolastico e sociale. Da diverso tempo si interessa all'approfondimento di aspetti sia psicologici che socio-culturali e della loro applicazione in ambito clinico e psico-educativo.
Il dott. Salerno è raggiungibile all'indirizzo antonio.salerno587 @ gmail.com

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